La missione Ax-3 di Axiom Space, sforzo corale dell’Italia e a cui la Difesa ha partecipato ha portato nel 2024 un equipaggio tutto europeo a bordo della ISS (Stazione Spaziale Internazionale) ed è stata l’occasione per eseguire una serie di esperimenti scientifici in condizioni di microgravità.
GVM Assistance – che si occupa di sviluppare e fornire servizi innovativi di sanità digitale – è stata una delle poche
realtà private italiane ad essere autorizzate ad un’attività di sperimentazione, coordinate dall'Aeronautica Militare per il Ministero della Difesa e dall'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) per la comunità scientifica. GVM Assistance ha proposto un protocollo di monitoraggio dello stato di salute degli astronauti a bordo della International Space Station attraverso una piattaforma di telemedicina evoluta per il videoconsulto, la televisita ed il telemonitoraggio.
L’obiettivo finale del progetto era lo studio della fisiologia cardiovascolare e dello stato di salute dell’astronauta in condizioni di microgravità.
GVM Assistance è un’azienda di GVM Care & Research, Gruppo Ospedaliero Italiano. Dall’apertura del primo ospedale nel 1973, fino ad oggi, con 50 strutture ospedaliere in Italia e all’estero, il viaggio non si è ancora fermato e con GVM Assistance ha raggiunto simbolicamente “lo spazio”.
Lo studio è stato strutturato in
quattro fasi principali: a partire da 9 giorni prima della partenza (del 18 gennaio 2024), per proseguire durante la settimana dopo l’atterraggio (del 9 febbraio 2024), cinque mesi dopo e infine a dieci mesi dal rientro. I servizi erogati da GVM Assistance sono stati diversi e complementari; un
telemonitoraggio di bioparametri vitali mediante l’impiego di due device medicali e
videoconsulti da remoto attraverso l’App dedicata durante la permanenza in condizioni di microgravità. Seguendo questo protocollo sono state
studiate le variazioni dei bioparametri in relazione ai ritmi circadiani terrestri ed in condizioni di microgravità, alle attività veicolari ed extraveicolari, alle condizioni di riposo, veglia ed allenamento.
Nelle settimane di monitoraggio sono state effettuate oltre 1.200.000 rilevazioni continue e circa 6.800 rilevazioni puntuali, mentre la valutazione dell’andamento dei bioparametri nei vari momenti della missione è stata effettuata al termine del processo, studiando le
variazioni rispetto alla baseline misurata a gennaio, prima della partenza.
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L’apparato cardiovascolare, a differenza dell’apparato locomotore (ossa e muscoli), sembra adattarsi rapidamente alla nuova condizione di microgravità (µg), dopo un periodo di solo una decina di giorni – spiega Giampaolo Stopazzolo, medico che ha seguito il progetto. –
In effetti, nel sistema circolatorio le pressioni sono le stesse che sulla terra, la frequenza cardiaca rimane sostanzialmente eguale e il lavoro del muscolo cardiaco, contrariamente ad altri muscoli, è invariato. Il problema insorge al rientro sulla terra. Nei primissimi giorni il mantenimento della stazione eretta è ostacolato da quel fenomeno che è chiamato “ipotensione ortostatica” o “intolleranza ortostatica”. Tale fenomeno si riduce gradualmente e sparisce appunto dopo una decina di giorni dal rientro a terra. Studieremo l’andamento di bioindicatori cardiovascolari per poi correlarlo con le diverse situazioni di impegno fisico, di stress, di lavoro e di riposo a cui sarà sottoposto l’astronauta”.
Lo studio ha mostrato risultati coerenti, verificando l'ipotesi che l'affaticamento cardiaco temporaneo sia il risultato della permanenza in una condizione di microgravità. Si è verificato un
aumento statisticamente significativo della frequenza cardiaca media, associabile a una diminuzione della massa muscolare cardiaca, e un conseguente abbassamento della variabilità della frequenza cardiaca (Heart Rate Variability, HRV). In condizioni normali il nostro cuore varia un battito cardiaco di pochi millisecondi rispetto a un altro (20-40 ms), indicando che il corpo risponde in modo flessibile alle microvariazioni interne. Al contrario, un battito cardiaco che non presenta microvariazioni è indice di un organismo affaticato che, per non creare ulteriori squilibri, si concentra sul
non variare affatto il battito cardiaco. Questa situazione ci si aspettava si risolvesse autonomamente dopo un certo periodo di tempo dalla missione, ma pochi studi in precedenza avevano misurato
quanti mesi fossero necessari al totale recupero. Il telemonitoraggio di GVM Assistance ha rilevato il pieno rientro alla baseline di gennaio nell'ultima fase dello studio,
10 mesi dopo la missione, mostrando un profilo perfettamente sano a dicembre 2024. Questo risultato dimostra che con la corretta routine, l'esercizio fisico e la guida medica, è possibile
adattarsi nuovamente alle condizioni terrestri in meno di un anno.
Il progetto è stato finanziato grazie al contributo dell’Unione Europea.